" Se tutto è sotto controllo, stai andando troppo piano. " Mario Andretti - Pluricampione mondiale di Automobilismo

Nello sport il principio del " volere è potere " se portato all'eccesso, come nel caso di tutte le estremizzazioni, non solo non ci permette di raggiungere i nostri obiettivi, ma può addirittura renderli del tutto impossibili da raggiungere.

Una forte motivazione al successo è sicuramente fondamentale per l'atleta che punta alla vittoria, e consente di allenarsi al meglio delle proprie forze senza arrendersi di fronte agli ostacoli che si incontreranno lungo il cammino.
Nel corso dei secoli passati tutti i più grandi campioni hanno accettato gli ingredienti fondamentali per arrivare ad un preparazione ottimale, ossia: sudore, lacrime e sangue.
Sudore perché occorre fare fatica, lacrime poiché allenarsi e gareggiare sarà anche doloroso, sangue perchè occorrerà fare sacrifici personali per arrivare alla vittoria.

Qualsiasi atleta è abituato ad analizzare la propria prestazione nei minimi dettagli, perché sa che ad alti livelli occorre limare ogni imprecisione per guadagnare quei pochi decimi di secondo che gli consentiranno di essere migliore degli avversari.
Questa analisi fatta al momento giusto è estremamente utile: dopo una gara evidenzia quali siano i propri punti deboli, e successivamente in allenamento consente di lavorare su ogni imperfezione, in modo da eliminare tutti gli errori di esecuzione.

Quando si è in gara tuttavia un approccio troppo analitico, o un controllo eccessivo della propria prestazione, diventano un veleno che rallenta, o in alcuni casi persino blocca la prestazione: più ci si concentra e ci si sforza di tirare il colpo perfetto, di avere i movimenti più fluidi e armoniosi, più si nota che qualcosa si sta inceppando, e il risultato non è quello sperato.
Se frustrati dall'insuccesso si cerca di risolvere il problema insistendo nel voler controllare ancor meglio i propri movimenti, si innesca un ben noto e pericoloso circolo vizioso: l'eccesso di controllo farà perdere il controllo.

Questo vale in particolare per gli sport nei quali l'atleta ha il tempo per preparare il colpo successivo, rispetto a quelli nei quali la performance è del tutto immediata ed esplosiva.
Uno schermidore può avere un'idea chiara e ragionata della strategia che adotterà in un duello contro un certo tipo di avversario, ma durante un assalto, dove parate e risposte avvengono in frazioni di secondo, tutto si compie con riflessi automatici, resi naturali dal lungo allenamento, ed è impossibile riflettere razionalmente o controllare la stoccata che si sta per tirare.
Questione diversa per un golfista, un arciere, un tennista alla battuta, che prima di ogni tiro hanno tutto il tempo per ragionare e preparare il colpo.

La prestazione atletica ai massimi livelli avviene abitualmente in uno stato alterato di coscienza, ossia in una condizione di " trance agonistica ", nella quale ogni movimento diventa fluido, naturale e armonioso, proprio perché automatico e non frenato dal pensiero razionale.
Si tratta di un fenomeno che qualsiasi persona sperimenta guidando: in determinati momenti il nostro guidare diventa automatico e non controllato, la realtà circostante cattura meno la nostra attenzione, e qualora non vi sia una situazione di emergenza in corso siamo liberi di pensare ad altro, e ci ritroviamo a destinazione senza avere una chiara percezione di quel che abbiamo incontrato lungo il viaggio. Eppure nonostante fossimo persi nei nostri pensieri abbiamo comunque cambiato le marce correttamente, abbiamo rispettato le regole e abbiamo percorso la strada giusta.

Durante una competizione sportiva un eccessivo controllo razionale, motivato dal voler tirare un colpo senza alcuna imperfezione, se portato all'eccesso rende impossibile l'entrare in questa condizione di trance performativa, e i movimenti risulteranno forzati e innaturali.
Inoltre monitorare eccessivamente quel che si sta eseguendo ha su di noi un effetto paradossale: più cerchiamo fluidità, meno la otteniamo.
Evento ben noto per qualsiasi musicista, che può improvvisare un assolo velocissimo se si lascia andare, ma commetterà sicuramente errori qualora cominciasse a pensare a quale scala usare e dove mettere le dita sullo strumento. Tanto più è naturale la sua performance, tanto più dovrà riascoltare la registrazione di quanto ha appena suonato per analizzare in maniera analitica l'assolo.
Persino i più famosi piloti del passato come Jim Clark o Niki Lauda raccontavano che per stabilire come mettere a punto un'auto si affidavano più alla sensazione immediata che l'autovettura gli trasmetteva sul corpo durante i giri di prova, piuttosto che al fare test computerizzati o complicati calcoli razionali.

La maggior parte dei campioni entra spontaneamente in uno stato di trance performativa, senza neanche rendersene conto, e questa è favorita dai movimenti stereotipati o dai piccoli rituali che diventano abituali prima della gara.
In un golfista questi sono ancora più evidenti prima di ogni colpo, quando viene eseguita una certa routine per mettersi in posizione, che spesso include anche piccoli gesti come il toccarsi la maglietta o avvicinarsi alla palla sempre con lo stesso passo.

Qualora un atleta non abbia già spontaneamente raggiunto la massima capacità di entrare durante la gara in uno stato di trance agonistica, è possibile utilizzare le più recenti scoperte nell'ambito della Scienza della Performance per guidarlo nel riuscirci in maniera rapida, efficace ed efficiente.
Attraverso la tecnica del Training Immaginativo si educa la mente a raggiungere il picco di performance spontanea e naturale, andando oltre il semplice controllo razionale, e si costruiscono piccoli gesti che funzioneranno come richiami post ipnotici che l'atleta utilizzerà per calarsi più facilmente in uno stato di trance performativa quando dovrà gareggiare.

Inoltre qualora vi siano freni dovuti ad un eccessivo controllo della prestazione è possibile sbloccare la situazione attraverso la prescrizione di distrattori che l'atleta dovrà utilizzare in gara, in modo da evitare che la mente razionale si concentri eccessivamente sul colpo da eseguire, consentendogli di recuperare la naturale fluidità di prestazione.

Non necessariamente superare un blocco di performance richiede maggiore volontà e fatica: in questo caso il Coaching Strategico aiuta semplicemente l'atleta non tanto ad aggiungere altro al proprio allenamento, ma a togliere tutti quei pesi che ostacolano il suo talento spontaneo, che privo di catene potrà finalmente tornare a farlo volare più in alto.

Come scriveva Erich Fromm " rinunciare alla spontaneità e all’individualità significa soffocare la vita. "

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" Grazie al Coaching Strategico accompagno l'atleta o l'allenatore nello scoprire quali siano i limiti e le difficoltà mentali ed emotive durante le gare o l'allenamento, quali soluzioni stiano funzionando e quali siano invece da evitare, e costruiamo insieme un percorso di crescita personale su misura per le sue capacità, necessità e obiettivi da raggiungere. "


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