" E' un brutto periodo, proprio non ho voglia di occuparmi di queste cose, lo farò appena sarà tornata la voglia "

A tutti noi capita di pensarla in questo modo quando una situazione non sta andando per il meglio, quando è successo qualcosa che ci addolora, o quando stress e difficoltà ci rendono affaticati e di pessimo umore.
Nonostante la poca voglia e l'energia ridotta siamo comunque costretti ad affrontare a fatica i tanti doveri quotidiani. Ma dove è possibile una scelta, che spesso consiste in quello che ci interessa o ci piace fare al di fuori del lavoro, tendiamo a rimandare o rinunciare.
Si tratta di una considerazione perfetta dal punto di vista razionale: poichè ho meno forze, le recupererò facendo di meno e riposandomi.
E soprattutto, perchè dovrei cercare di fare qualcosa di piacevole se ora ho un pessimo umore ? Lo farò quando sarò di nuovo rilassato e ben disposto.
Peccato che il nostro funzionamento dal punto di vista emotivo sia in gran parte non razionale, e segua logiche non ordinarie spesso contraddittorie e paradossali, che se non ben gestite possono portare a bloccarsi o perdere di vista quello di cui abbiamo veramente bisogno per vivere al meglio delle nostre possibilità.

Passato il brutto periodo che si stava attraversando può succedere che si riprendano naturalmente le attività messe da parte, ma può anche succedere l'esatto contrario: qualcosa che un tempo piaceva, ora la vediamo meno interessante, ed abbiamo minor desiderio di farla. 
Nei casi peggiori, la situazione che ci aveva tanto stressato è ormai alle spalle, eppure l'umore rimane basso, così come voglia ed energia.

Anche in questo caso una logica razionale ci farebbe concludere che se è calato il desiderio, è segno che quell'attività non faccia più per noi, e tanto vale dedicare tempo ad altro. Peccato che le emozioni siano ben diverse dai pensieri razionali, e non saperle gestire può portare ad amare conseguenze.

In realtà il desiderio di far qualcosa è una pianta, e va innaffiata e coltivata costantemente, con piccole cure quotidiane.
Se la curiamo tutti i giorni sarà rigogliosa, e avremo piacere di fare quel che desideriamo.
Se la trascuriamo appassirà, sarà brutta, e non ci piacerà più.

Ognuno di noi del resto sa bene che se un atleta si allena abitualmente, vedrà il proprio corpo in forma e avrà grande desiderio di andare in palestra, ma se per un infortunio dovesse sospendere gli allenamenti per molti mesi, quando vedrà il proprio corpo affaticato, indebolito e con tanti chili di troppo, sentirà più gravoso e meno piacevole il tornare in campo. Ma questa minor piacevolezza non è certo la prova che quello sport non faccia più per lui, nè che sia ormai arrivato il momento di sospendere l'attività agonistica; è semplicemente l'effetto della mancanza di pratica quotidiana, prolungata nel tempo.

Il circolo vizioso che si crea quando per scarsa voglia rinunciamo a fare qualcosa è sottile ma inesorabile: più non la facciamo, più calerà il desiderio di farla, ma meno interesse avremo di farla, meno la faremo. In breve tempo questo processo porterà a perdere completamente interesse per qualcosa che un tempo era parte della nostra vita.
Nei casi più gravi, il circolo vizioso della rinuncia porta a depressione e perdita di interesse per gran parte delle attività della vita.

Lo aveva ben compreso Honorè de Balzac, che scriveva: " la rinuncia è un piccolo suicidio quotidiano "

Fortunamente possiamo anche invertire il processo, innescando un circolo in questo caso virtuoso, che in modo lento ma costante ci aiuterà a risollevarci.
Usare le poche forze a disposizione con attenzione, scegliendo di concedersi comunque piccoli piaceri quotidiani che un tempo erano di nostro interesse, aiuta a mantenere viva la pianta della voglia, ed ha effetto anche se facciamo solo piccole cose, e contro voglia.
Tali piaceri, per quanto scelti appositamente come piccoli e minimali, viste le poche energie, ci daranno ogni giorno un pizzico di energia in più, e col passare del tempo, sommando ogni giorno, arriveremo ad aver recuperato tanta forza, ma a piccole dosi quotidiane.
Come diceva S. Agostino: " nessuno può vivere senza piacere. "
In questo caso è il piacere del rimanere attivi nelle attività per noi interessanti che ci mantiene vivi, e che ci fa recuperare più velocemente le energie, spesso più rapidamente del solo riposo.

Nei casi più gravi di depressione, in presenza di veri e propri blocchi patologici, la semplice volontà di proseguire sulla scia dei piccoli piaceri purtroppo non è sufficiente, ma le tecniche utilizzate dalla terapia breve strategica, una volta provocato uno sblocco della situazione che porta alla rinuncia, guidano comunque i pazienti nella direzione di un recupero di energia, desiderio e voglia di fare quel che piace.

Come scriveva Friedrich Nietzsche: " senza piacere non vi è vita; la lotta per il piacere è la lotta per la vita "